re Valdo e il drago!

Avevo iniziato a scrivere qualcosa di questo libro ieri, su un taccuino.

Poi stamattina, seduta al tavolo di una caffetteria, ispirata dalla dolcezza con la quale il sole ha deciso di scansare  la nebbia ( insolita per roma)l’ho riletto di nuovo. Ecco. Bisognerebbe sempre seguire i suggerimenti del sole, delle nuvole e degli alberi.

rileggendo, mi sono arrivate le sensazioni di quando, bambina, mi bastavano un bastone, una bicicletta più grande di me e un valigia di cuoio trovata nella cantina di nonno Nicolino per entrare in una storia fatta di principesse e principi.

“Re Valdo e il Drago”, scritto da Peter Bently ed illustrato da Helen Oxenbury ( che ha illustrato anche il mio amato ” a caccia dell’orso “!) edito da Il castoro, parla proprio di tre bambini che decidono di costruire un castello e di sfidare draghi e mostri per proteggere il re Valdo(che è uno dei bambini).

dopo aver realizzato il castello con uno scatolone di cartone e un lenzuolo, i tre affrontano le bestie del bosco!

re valdo libro blog 1

re valdo libro blog 2poco dopo però, due dei prodi cavalieri vengono presi in braccio da dei giganti(i genitori!) e il re Valdo resta da solo.

dopo vari rumori(la rana, un gufetto)il coraggio di re Valdo inizia a tentennare, fino a quando, di fronte al suo castello di carta, appare la Cosa!

l’avventura del re termina con un bell’abbraccio della mamma e il papà(la cosa appunto!) che in un attimo spazzano via la paura.

 

sono talmente tanti gli aspetti che amo di questo libro che ho bisogno di elencarli:

  • il richiamo ai giochi fatti con poco: lo scatolone diventa un castello,un bastone e un tovagliolo diventano una bandiera, i rami raccolti per terra spade degne di un cavaliere!

mi sono venuti in mente i racconti della mia mamma, che spesso mi parla di quando,          i giochi si inventavano e si costruivano trasformando delle cose in altro.

  • il filo che lega le pagine: l’immaginazione dei bambini, che potere ha!
  • le illustrazioni, non so come definirle ma sapete quando un disegno lo sentite vostro?ecco.
  • quello che è arrivato a me come mamma. spesso a noi genitori capita di andare così di    fretta da non vedere un castello, ma semplicemente un vecchio scatolone. di essere così presi dalle faccende quotidiane da non riuscire a capire un’emozione legata al gioco.l’abbraccio con la mamma alla fine della storia, infatti, è la quarta  cosa che mi piace di più del libro.è bello vedere come il “gigante”accolga la paura del piccolo re, la sua eccitazione legata all’avventura appena vissuta.

re valdo libro blog 8

 

in fondo, è capitato anche a noi, almeno una volta, di aver fatto una barca coi fogli di giornale, di aver raccolto i legnetti per costruire una capanna.di aver giocato a fare i pescivendoli al mercato vendendo le mollette dei panni alla propria mamma.

a volte,il segreto, è semplicemente ricordarci come eravamo.

leo e natura valdo

libro adatto ai bimbi dai due anni e mezzo in su.

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Ricetta per un compleanno!

in questo post la mia amica e blogger Arianna di MammaComePiove! parla di un dono che mi ha fatto.condivido con voi il suo racconto, la ricetta e tutte le sensazioni che il suo modo di scrivere emanano.

ah, il suo blog è come una bottega piena di profumi, di pasticcini deliziosi, di libri di viaggio, di fotografie vecchie e nuove.entrate, non vorrete più uscire!

Sorgente: Ricetta per un compleanno!

come dietro ad una finestra.

ho sempre creduto che il mese nel quale ognuno di noi nasce non sia casuale.

da qualche parte, è scritto che quella persona nascerà in un caldissimo pomeriggio di agosto e quell’altra in una rossa mattina d’autunno.

da qualche parte c’è scritto che quelle persone saranno segnate da questa scelta.

quando ero piccola pensavo che ogni mese fosse un personaggio, con i suoi colori, la sua indole, i suoi difetti ma anche le sue caratteristiche belle.

aprile, per esempio, era magro, elegante e buffo.

agosto era un signore con la pancia grossa sempre sudato ma sorridente.

maggio una signora che profumava di rosa, ma era un pò snob.

di gennaio pensavo fosse un ragazzo che viveva nei boschi, scorbutico e dolce.

 

quei personaggi popolano ancora la mia mente ma, negli anni, tramite l’esperienza, si sono aggiunte altre sensazioni, altri colori, profumi, storie.

per esempio gennaio, che è il mio mese, è sempre stato bianco.da un pò di tempo però si è aggiunto anche il verde delle foglie pulite dalla neve e il grigio del fumo dei camini.

ieri ho comprato un libro che sento molto mio, che per me sa proprio di gennaio.

“nel Bianco”, scritto da Vivian Lemarque, illustrato da Sonia Maria Luce Possentini ed edito da laMargherita.

testo e illustrazioni si uniscono in modo armonico a tal punto che ti sembra di entrare nel libro, di sentire il suono della neve, di essere accarezzato dal suo potente pallore.

i testi, brevi e quasi musicali(“scende scende/ mamma neve/ dove? dove ?) si inseriscono in modo discreto nelle eteree e stupende illustrazioni(alcune sembrano delle fotografie).

nel bianco blog 5

si ha la sensazione di essere di fronte a qualcosa di maestoso, di far parte di un gioco della natura buffo e impalpabile( gli animali sembra che giochino a nascondersi, ma forse è solo l’effetto della neve).

nel bianco blog 4

“Nel bianco “è un albo illustrato che ti fa entrare in un momento.

che ti fa sentire come dietro ad una finestra a guardare la neve che cade, o dietro un albero a sbirciare gli animali che si dissolvono nel bianco.

nel bianco blog 1

adatto ai bimbi dai tre anni in su, e non solo ai nati nel mese di gennaio.

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la musica di questo libro per me è philip glass, movement 2.

 

non sei il pezzettino di nessuno,tu.

“il suo nome era Pezzettino.tutti i suoi amici erano grandi e coraggiosi e facevano cose meravigliose.lui invece era piccolo e di sicuro era un pezzetto di qualcuno, pensava, un pezzetto mancante.molto spesso si chiedeva di chi fosse il pezzettino, e un bel giorno decise di scoprirlo”.

quasi tutti, prima o poi, ci siamo sentiti come pezzettino.

troppo piccoli.

troppo lenti.

troppo veloci.

troppo sognanti.

troppo grandi.

troppo saggi.

e quando ci si sente così, inizia una ricerca del pezzo mancante per poi capire che.

 

ricordo che da piccola già amavo le storie.

le inventavo, le disegnavo, le ideavo e poi le mettevo in scena, quando stavo da sola, quando in sala non c’era nessuno.

mia madre mi ha sempre trasmesso la bellezza dell’invenzione, anche con poco.

e, lo ammetto, a volte la mia immaginazione si scontrava con una realtà meno gentile e colorata, anche con i miei compagni.

Pezzettino è un quadrato piccolo che, sentendosi diverso da tutti i personaggi che incontra (quello-che-Nuota , quello-Saggio, quello-che-Vola ecc.), inizia un viaggio alla ricerca del personaggio del quale potrebbe far parte.

dopo aver chiesto a tutti, Pezzettino incontra quello-Saggio:

“per caso, sono un tuo pezzetto?”domandò.

“credi che potrei essere così saggio se mi mancasse un pezzetto?”

“ma io devo essere di qualcuno!”gridò Pezzettino.

“come faccio a scoprirlo?”

“vai all’isola Chi-Sono?”,

rispose Quello-Saggio.

dopo un viaggio burrascoso Pezzettino arriva all’isola Chi-Sono.e quando sta per camminare su una montagna, cade e si rompe in tanti piccoli pezzettini.

Pezzettino si ricompone e torna dai suoi amici, gridando di gioia per aver capito che anche lui è fatto di pezzettini e che  lui è lui !

 

ammetto che quando sto con leo e sento il suo forte amore per la natura, a volte mi chiedo cosa accadrà quando magari i suoi amichetti un giorno vorranno andare al bar e invece lui preferirà una passeggiata in montagna.

leo e le pozzanghere blog

perchè potrebbe accadere.

credo che non farò niente, credo che continuerò ad ascoltare i suoi colori senza entrare, e credo mi ricorderò di quando camminavo sul muretto del parco pensando di essere sospesa nel cielo.

leo e la natura per il blog

 

il libro che parla di pezzettino è “Pezzettino”di Leo Lionni, edito da Babalibri.(le fotografie inserite nell’articolo si riferiscono alla versione più piccola ); è adatto, secondo me ai bimbi dai 3 anni in su, ma anche molto ai grandi.

la musica che mi fa pensare a questa storia è la Grande Cascade di René Aubry

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innamorata dell’innamorato.

ho scoperto questo libro durante un trasloco (stavo per andare a vivere nel mio  amato monolocale di pochi metri quadri, a pietralata, un quartiere di roma).

dicono che le case parlano di noi, ed è verissimo.

in quel periodo avevo voglia di pareti bianche e mobili rosa confetto.

però, questo libro.

insomma, questo libro mi è piaciuto così tanto che ho fatto stampare una delle sue illustrazioni, e l’ho appesa alla parete della stanza in cui dormivo.

“non dovrei dirtelo, forse.ma me la sono stampata anche per casa mia, mi disse la signora della fotocopisteria”.

eh lo so, le illustrazioni di Rébecca Dautremer fanno quest’effetto.

Sfogliare “L’innamorato”di Rébecca Dautremer, edito da Rizzoli, è come entrare in un piccolo cuore.

racconta la storia di un primo amore nato tra i banchi di scuola.

salomè si accorge che ernest, un suo amichetto, le fa i dispetti.

la mamma, alla quale la bimba si rivolge, le dice che è un modo di comunicare e che forse ernest è innamorato.

e così salomè e i suoi amici di scuola iniziano a fantasticare su cosa significhi essere innamorati.

 

abel sapeva che un innamorato è uno che perde la testa.

“gli innamorati stanno dentro le fiabe!”disse etienne.

“uno che è innamorato ha come un fuoco dentro!”.

“e brucia?”

“come un lampo!”

“insomma è un temporale!”

la narrazione e i disegni riportano a luoghi antichi, a musiche buffe, a poesie accompagnate dal suono della fisarmonica.

il libro entra in punta di piedi nell’immaginario dei bambini e mostra tutte le domande, i dubbi, i disegni che i piccoli, ad una certa età, iniziano a farsi sull’Amore.

“l’innamorato” è un albo che consiglio non solo ai bimbi( secondo me dai 4 anni in su)ma anche, e tanto, ai bambini grandi(fino ai 99 anni).

perchè alla fine di tutte quelle domande non c’è una risposta unica.

ci sono tante mezze risposte vere.

e cioè che quando si è innamorati a volte si fanno i dispetti.

e si è un pò pazzi.

e si ha il temporale addosso o il fuoco dentro.

che bisogna baciarsi e darsi la mano.

che è roba da femmine.

che è roba da maschi.

e che “essere innamorati è come sognare”, dice thomas(quello piccolo).

“si vola in cielo!””con tanti e fiori..”

“e si va.pfffffffff!”

la musica di questo libro per me é la valse d’Amélie, di Yann Tiersen .

l'innamorato 8
l’illustrazione che ho fatto stampare per casa mia.

 

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a caccia dell’orso andiam e paura non abbiam!

Quando ho sfogliato questo libro la prima volta, non ho sentito quella “cosa” di cui parlano tutti.

“A Caccia all’orso “di Michael Rosen e Helen Oxenbury, edito da Mondadori viene considerato un classico della letteratura di infanzia.sarà che quando l’ho letto mi è sembrata sì un’avventura entusiasmante(una famiglia decide di andare a caccia dell’orso), ma niente di più.

Poi un pomeriggio io e Leo ci siamo messi sul lettone ed io, un pò per gioco, ho aperto davanti a lui il libro(viene consigliato dai tre anni in su ma quando si parla di libri amo osare, e spesso ho avuto delle belle sorprese !). “Guarda Leo! Guarda quanti alberi, quante montagne! Il vento fa fiuuuu fiuuuu!”. Nulla.Leo non alzava lo sguardo. Osservava i personaggi che si stringevano tra loro.

“Mamma gadda! Bimbo gande bimbo piccolo smack smack!”

a caccia dell'orso  7

Cavolo. Ma allora.

Mi sono avvicinata a lui, ed ho aspettato che mi accompagnasse alla scoperta del libro. Giravamo le pagine e ogni volta la sua attenzione era presa dal papà che portava sulle spalle il figlio piccolo, dalla sorella grande che aiutava quella piccola a camminare, dagli abbracci, dalla mani che si stringevano.

ma allora.allora è tutto qui, nell’unione. un’unione che fa sentire più forti.

così forti da superare la neve, le tempeste, i torrenti ed anche un orso spaventoso!

e quando l’orso si incontra, si torna a casa tutti insieme, si chiude bene la porta per non farlo entrare, e ci si ficca stretti stretti sotto le coperte del lettone!

 

la forza del libro sta anche nell’andamento del racconto.

alle pagine colorate che illustrano i paesaggi attraversati dalla famiglia, si alternano disegni in bianco e nero che sono una sorta di pausa : non solo dei colori ma anche di pensiero (viene ricordato quanto lo stare uniti faccia passare la paura).

e poi il filo conduttore della narrazione è anche il divertimento, conferito non solo dall’avventura, ma anche dai suoni della natura (il vento fa fiuuu fiuuu!)con i quali si può giocare molto durante la lettura.

insomma, un libro che è arrivato in punta di piedi e che invece ora sfoglio e risfoglio, perchè ogni tanto ho bisogno di ricordarmi che con l’amore, con la vicinanza e l’unione, anche l’orso più spaventoso non fa paura.

 

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una donna con gli occhi a cuore.

ho deciso di fare qualche domanda ad Arianna Terchel, scrittrice e blogger, perchè chi fa le cose, piccole e grandi che siano, con entusiaSmo mi piace tanto. ed arianna, di entusiasmo, ne ha da vendere.

 

Arianna, leggendo il tuo blog mi ha colpito molto il punto in cui parli di un momento di svolta della tua vita , nel quale hai deciso di lasciarti andare ed esprimerti tramite i tuoi progetti..

I 40 anni sono stati la svolta. Mi sono detta “cos’ho da perdere?” Nulla! Forse ora che sono mamma di tre figlie e ho tante esperienze alle spalle lavorative,non mi sento più sicura di me e oso laddove prima mi ritraevo e mi nascondevo.
Ho sentito i 40 anni come un nuovo inizio una nuova partenza

 

tra le varie cose che hai fatto, hai anche scritto due libri per bambini” Il paese dei ciucci”(scritto da Arianna Terchel e illustrato Federica Dubbini, armando editori) e “Nel buio c’è”(scritto da Arianna Terchel e illustrato da Francesca Quatrarol, edizioni sestante).come sei arrivata a scrivere queste due storie?

La prima favola l’ho inventata per la mia bambina. Si trovava proprio in quel momento in cui si è pronti a lasciare il ciuccio ma non è facile. Così una sera mi sono seduta vicino a lei e ho iniziato a raccontare. La storia (potete leggere qui i dettagli )è arrivata da sola.

Il secondo libro anche quello è nato tanti anni fa quando cullavo le mie bambine per addormentarle. Ho sempre cantato tanto per loro e in particolare ho sempre amato la canzone vento sottile (potete vedere qui il video) e così di notte con loro tra le braccia ho cantato e raccontato le emozioni che provavo. Ne è nata una ninna nanna poi un libro che è stato presentato durante un convegno patrocinato tra gli altri anche da Nati per la Musica . Il tema era proprio quello dell’importanza della musica nei bambini fin da piccoli.

E’ stato un bel progetto nel quale tanti hanno creduto. Inoltre questa favola e la ninna nanna sono state recentemente inserite nella nuova ed. di Cieli bambini Antologia delle poesia italiana contemporanea per ragazzi curata dal prof. Livio Sossi (qui trovate la pagina facebook).

 

denominatore comune di entrambi i libri , una storia che accompagna il bambino in un momento delicato della sua crescita..

sì, mi piace pensare che i libri possano raccontare attraverso mondi a volte magici piccole tappe che inevitabilmente i nostri bambini si trovano a dover superare.

 

 

come ho scritto, hai tanti progetti in corso, hai blog (www.aritechel.it), partecipi a molte iniziative legate ai tuoi libri.e hai tre bambine.
come si fa a fare tutto questo ad avere tre bambine?!

Devo dire che da ottobre ad oggi è più semplice perché anche la terza pupetta va a scuola e quindi sono più libera di scrivere. Poi la sera e la notte proseguo. Certo mica tutte le notti perché c’è sempre l’imprevisto del risveglio notturno della pargoletta e quindi devo recuperare il sonno… ho un certa età eh!

 

 

a questo punto entriamo nel vivo di un progetto forte che stai portando avanti:mammaocchiacuore! perchè questo nome? nel concreto di che si tratta?

Il nome arriva da mia figlia Sofia. Un giorno ne aveva combinata una delle sue e io mi sono in un primo momento arrabbiata ma poi l’ho vista con quel suo musetto felice che sono scoppiata a ridere. Ecco lì probabilmente avevo gli occhi a cuore e lei se n’è accorta.
Il progetto vuole essere una sorta di “premio” alle mamme come me che hanno un piccolo sogno nel cassetto. Penso che possa essere una soddisfazione per una mamma illustratrice non professionista che un proprio disegno venga stampato su una maglietta da un marchio registrato come Mammaochiacuore . Ci sono tante magliette carine in giro ma chi l’ha detto che non ci possa essere anche una line disegnata da mamme? Finora sono 6 le mamme che hanno disegnato e mi sembra che le magliette piacciano. Sto anche cercando di trovare collaborazioni per far sì che il progetto si solidifichi sempre più . Inoltre sto testando vari fornitori per poter garantire un prodotto di qualità. E’ un progetto piccolo piccolo per ora ma spero che possa crescere. Ogni giorno aggiusto qualche pezzettino. Non sono una professionista del marketing e quindi scopro anche io strada facendo tante cose nuove.
ti ho conosciuta leggendo un articolo del tuo blog che mi ha colpita molto, quello nel quale parli dell’essere blogger e di come sia importante , per chi ha un blog, mantenere il proprio stile, la propria essenza.
io ho creato questo blog da poco e spesso mi imbatto in discorsi legati al buisness, alla visibilità.mi sembra che spesso le cose vengano fatte per accapparrarsi “like”più che per esprimere qualcosa.come si fa ad essere sè stessi e allo stesso tempo a trasformare i propri progetti in lavoro ?

Condivido quello che dici: leggo per curiosità vari blog e alcuni buttano là dei post solo per fare articoli sponsorizzati ma che non sanno di nulla. A volte, non nego, mi viene la smania di fare anche io così perché almeno inizio a guadagnare qualche cosa. Poi però mi dico di non avere fretta, preferisco tenere un livello di post , spero di qualità, piuttosto che scrivere cose che poi di fondo non condivido. Per cui se non ho nulla da dire preferisco non scrivere e basta. Magari quella settimana disegno.
Nel mio blog cerco di mettere insieme le mie passioni e di dargli una forma. Ho riscoperto il disegno e l’amore per le favole e così mi sono inventata le avventure della famiglia Brugaletti. Amo i cani e così racconto com’è la vita con un cucciolo. Ho aperto il marchio Mammaocchiacuore sempre per il discorso legato al disegno .
Non è nient’altro che un contenitore che parla di vari aspetti della mia vita ma che tra di loro comunicano e si intrecciano. Nelle avventure della famiglia brugaletti ci sono sempre cani e gatti, la mammaocchiacuore è la mamma delle favole.
La cosa che mi piace è quella di tenere un legame tra tutte le categorie del blog.
Mi sono data anche la possibilità di modellare il mio blog in base alle scoperte che faccio. Per esempio ero partita con il nome di mammaocchiacuore e ora il sito si chiama con il mio nome. Questo perché nel tempo mi sono accorta che io non sono solo mammaocchiacuore ma sono anche altro. Così Mammaocchiacuore l’ho trasformato in un progetto.
Sono ancora in una fase di scoperta e di ricerca quindi ribadisco non devo avere fretta.

arianna techel maglia

 

 

cosa farai nel 2016?

Mammamia non saprei! Guarda ti dico una cosa. Da quando mi sto impegnando con il blog ogni tanto mi viene l’ansia di cosa fare, cosa scrivere, mille idee che si affollano nella testa e poi quando mi siedo davanti alla tastiera il vuoto. totale. Che scrivo? di che parlo, che faccio? Allora mi dico …. Calma …. Respira …. Cammina con Wendy e Eolo e lascia che le cose arrivino da sole. Non farti prendere dall’ansia di prestazione ma sappi anche aspettare e ascoltare il silenzio! Da lì in genere mi arrivano le idee migliori.
Un buon proposito per il nuovo anno sarà sicuramente quello di crearmi un’agenda per evitare il caos mentale e pianificare meglio il mio lavoro. Un giorno poi lo voglio tenere solo per leggere di tutto un po’. Bisogna sempre tenere gli occhi aperti sul mondo ed essere curiosi aggiornati informati.
Accantono da troppo tempo libri, articoli, recensioni che mi dico essere importanti senza mai avere il tempo di leggerli. Ecco ora forse ci riuscirò.Ah sì, una cosa certa che farò nel 2016 farò è un tatuaggio.

 

che consiglio daresti ad una donna che sta per diventare mamma?

(arianna mi ha risposto così)arianna techel slide

 

 

ringrazio Arianna(che potete seguire anche su facebook ) per aver condiviso con me un pò della sua storia, un pò del suo entusiasmo, della sua energia.

leggendo le sue parole mi è venuta in mente una frase di Albert Camus che mi è sempre piaciuta tanto.

“creare è dare una forma al proprio destino”.